Archive for gennaio 24th, 2012

La ragazza tatuata

Con la consueta spregiudicatezza che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, Joyce Carol Oates racconta una favola ipnotica e inquietante, in cui la fascinazione per il lato perverso della natura umana si accompagna al racconto struggente di un legame ingenuo e assoluto, che Seigl e Alma finiranno per pagare a caro prezzo — Lo scrittore trentottenne Joshua Seigl, che conduce una vita molto appartata, assume come assistente una ragazza semianalfabeta. Seigl non sa che sotto il suo aspetto esteriore (pesantemente segnato da orribili tatuaggi) la ragazza nasconde un violento antisemitismo. Steigl sta lavorando alla traduzione dell’Eneide e cerca di nascondere a tutti il suo stato di salute declinante. Nel frattempo gli viene svelata la vera storia di questa Ragazza Tatuata, una vittima di persecuzioni da far impallidire i personaggi dei suoi romanzi. Il suo passato è fatto di promiscuità, ribellione, droga. Quei tatuaggi sono l’opera violenta di un gruppo di suoi amici del liceo. Priva di qualsiasi autostima, quando le chiedono come si chiama sussurra “Alma”, quasi non avesse un cognome. Eppure per Stiegl diventa un’assistente d’inestimabile valore e Alma non può fare a meno di accorgersi della dignità e del rispetto con cui viene trattata. Fino a quando la sua ingenuità non le costa la vita. – Data di uscita: 24 Jan 12

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Il paradiso non è un granchè. Storia di un motivetto orecchiabile

La storia di questo romanzo di esordio Arisa, fitta di spunti autobiografici, è quella di una ragazza come tante costretta dalla vita a uscire dall’età dell’innocenza e ad abbandonare la sua amica/nemica immaginaria. Una ragazza che mentre sogna l’amore cade in una bulimia alimentare e sessuale, in un abisso di disprezzo di sé dal quale sembra non poter riemergere. Ma ogni inverno ha la sua fine, e la felicità può sbocciare con forza come un ramo in aprile. – Data di uscita: 2012

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Il ciclista di Chernobyl

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Il ciclista di Chernobyl

SEBASTI?N JAVIER

Un uomo anziano viene abbandonato in un self-service sugli Champs Élysées, con accanto due borse piene di vestiti. “Non lasciare che mi uccidano” sono le prime parole pronunciate dal vecchio dopo giorni di silenzio. Di quell’uomo, che sembra non poter o non voler ricordare, emergono faticosamente brandelli di un passato drammatico. Il suo nome è Vasilij Nesterenko, e non è un uomo qualunque. È un fisico nucleare che lavorava per l’esercito sovietico, e nel 1986, quando si è verificato l’incidente alla centrale di Cernobyl, ha fatto parte dell’équipe di scienziati chiamati all’impresa disperata di estinguere l’incendio del reattore numero 4. Nesterenko ha visto e sa. Troppo. Per questo le autorità lo hanno minacciato, per questo è fuggito. Eppure il suo primo pensiero è quello di tornare a Pripjat’, la città fantasma, a tre chilometri dalla centrale, in cui sopravvivono i suoi ultimi e più vividi ricordi. Ramingo in quel paesaggio da fine del mondo abitato da saccheggiatori, disertori della guerra in Cecenia e cani randagi, Nesterenko si è rifugiato nell’autoscontro di un luna park e ha fraternizzato con i “coloni della vita radioattiva”, coloro che a Pripjat’ sono rimasti perché hanno superato la paura dell’atomo, o perché “non li hanno voluti in nessun altro posto”. Liberamente ispirato alla lotta dello scienziato che cercò di far conoscere al mondo la verità su Cernobyl.

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